Vincolo paesaggistico, richiesta autorizzazione intervento, motivazione diniego

Vincolo paesaggistico, richiesta autorizzazione paesaggistica all’intervento di demolizione e costruzione: quando la motivazione del provvedimento della Soprintendenza è adeguata?

La motivazione del provvedimento che risponde ad una richiesta di autorizzazione paesaggistica, può ritenersi adeguata quando risponde ad un modello che contempli, in modo dettagliato, la descrizione: i) dell’edificio mediante indicazione delle dimensioni, delle forme, dei colori e dei materiali impiegati; ii) del contesto paesaggistico in cui esso si colloca, anche mediante indicazione di eventuali altri immobili esistenti, della loro posizione e dimensioni; iii) del rapporto tra edificio e contesto, anche mediante l’indicazione dell’impatto visivo al fine di stabilire se esso si inserisca in maniera armonica nel paesaggio.

 

…Nella fattispecie in esame, costituisce dato non contestato che viene in rilievo un edificio che non è tutelato in sé. La rilevanza paesaggistica dell’intervento deriva, pertanto, dal suo inserimento in un’area da tutelare.

La Soprintendenza, nel provvedimento impugnato, ha motivato la decisione facendo riferimento ad una «maggiore consistenza» dei nuovi manufatti e al conseguente «più significativo grado di visibilità rispetto all’edificio preesistente». Si è aggiunto che l’intervento «non conserva quello che pare essere un significativo esempio di edificato rurale tradizionale ben più qualificante per il paesaggio di qualunque elemento di contesto (muretto, siepe ecc.) ».

Tale motivazione non risulta conforme al paradigma sopra indicato, in quanto manca una adeguata descrizione dei manufatti che si intendono realizzare, del contesto paesaggistico e soprattutto del rapporti tra detti manufatti e il contesto stesso….

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Consiglio di Stato sentenza n. 4707 15 novembre 2016

[…]

FATTO e DIRITTO

1.– Il Direttore del Servizio tutela paesaggistica per le Province di Cagliari e Carbonia – Iglesias della Regione Sardegna, conformandosi al parere vincolante espresso dalla Soprintendenza per i beni architettonici, storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Cagliari e Oristano (d’ora innanzi solo Soprintendenza) con atto 30 agosto 2013, n. 13922, ha respinto la richiesta delle signore Omissis e Omissis Omissis di autorizzazione paesaggistica alla demolizione e ricostruzione di un immobile di loro proprietà, sito in Comune di Carloforte, loc. Omissis, in Zona “E” (Agricola) del vigente strumento urbanistico comunale, a oltre 1 km. di distanza dalla linea di battigia. In particolare, la richiesta di autorizzazione paesaggistica ha riguardato la demolizione di un edificio adibito a uso residenziale e la realizzazione di due nuove unità immobiliari, di circa mq. 55 ciascuna.

2.– Le interessate hanno impugnato detto atto innanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Sardegna, che, con sentenza 11 novembre 2014, n. 930, ha accolto il ricorso. In particolare, il primo giudice ha messo in rilievo che: i ) il parere della Sopraintendenza fosse illegittimo per la mancanza di un vincolo specifico sull’immobile e l’assenza di adeguata motivazione; ii) l’art. 5 della legge Regione Sardegna 23 ottobre 2009, n. 4, consente tale tipologia di interventi.

3.– L’amministrazione statale ha proposto appello.

3.1.– Si sono costituiti in giudizio le ricorrenti in primo grado e la Regione Sardegna, chiedendo il rigetto dell’appello.

4.– La causa è stata decisa all’esito dell’udienza pubblica del 7 luglio 2016.

5.– Con un primo motivo l’appellante assume l’erroneità della sentenza in quanto l’edificio in questione sarebbe stato «costruito intorno all’anno 1920» prima della dichiarazione di notevole interesse pubblico paesaggistico dell’Isola di San Pietro, avvenuta con decreto ministeriale 25 marzo 1966. Si assume che detto fabbricato costituirebbe una componente individuale del paesaggio da proteggere e che l’intervento che si intende effettuare non conserverebbe quello che viene definitivo un significativo esempio di edificato rurale.

Il motivo non è fondato.

Questo Consiglio ha già avuto modo di affermare che, nel settore paesaggistico, la motivazione può ritenersi adeguata quando risponde ad un modello che contempli, in modo dettagliato, la descrizione: i) dell’edificio mediante indicazione delle dimensioni, delle forme, dei colori e dei materiali impiegati; ii) del contesto paesaggistico in cui esso si colloca, anche mediante indicazione di eventuali altri immobili esistenti, della loro posizione e dimensioni; iii) del rapporto tra edificio e contesto, anche mediante l’indicazione dell’impatto visivo al fine di stabilire se esso si inserisca in maniera armonica nel paesaggio (Cons. Stato, sez. VI, 23 dicembre 2013, n. 6223; Cons. Stato, sez. VI, 4 ottobre 2013, n. 4899; Cons. Stato, sez. VI, 10 maggio 2013, n. 2535).

Nella fattispecie in esame, costituisce dato non contestato che viene in rilievo un edificio che non è tutelato in sé. La rilevanza paesaggistica dell’intervento deriva, pertanto, dal suo inserimento in un’area da tutelare.

La Soprintendenza, nel provvedimento impugnato, ha motivato la decisione facendo riferimento ad una «maggiore consistenza» dei nuovi manufatti e al conseguente «più significativo grado di visibilità rispetto all’edificio preesistente». Si è aggiunto che l’intervento «non conserva quello che pare essere un significativo esempio di edificato rurale tradizionale ben più qualificante per il paesaggio di qualunque elemento di contesto (muretto, siepe ecc.) ».

Tale motivazione non risulta conforme al paradigma sopra indicato, in quanto manca una adeguata descrizione dei manufatti che si intendono realizzare, del contesto paesaggistico e soprattutto del rapporti tra detti manufatti e il contesto stesso.

6.– Con un secondo motivo si assume l’erroneità della sentenza nella parte in cui ha ritenuto illegittima la parte della motivazione che si è fondata sul fatto che gli edifici in progetto non sono riconducibili «a necessità funzionali relative alla conduzione agricola del fondo», come invece sarebbe necessario in zona agricola in base a quanto previsto dagli artt. 83 delle norme tecniche di attuazione del piano paesaggistico regionale. In particolare, si assume che l’art. 5 della legge della Regione Sardegna 23 ottobre 2009, n. 4 non potrebbe prevalere su previsioni specifiche poste a tutela del paesaggio.

Il motivo non è fondato.

Il citato art. 5 della legge regionale n. 4 del 2009 dispone che la «Regione promuove il rinnovamento del patrimonio edilizio ad uso residenziale e di quello destinato a servizi connessi alla residenza, turistico-ricettivo e produttivo esistente mediante interventi di demolizione e ricostruzione, senza l’obbligo del rispetto dell’aspetto, della forma e dell’orientamento dell’edificio originario all’interno del lotto delle costruzioni ultimate entro il 31 dicembre 1989, che necessitino di essere adeguate in relazione ai requisiti qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici, di sicurezza strutturale ed a quelli necessari a garantire l’accessibilità dell’edificio alle persone disabili».

Tale intervento persegue il dichiarato fine di contemplare misure di sostegno dell’economia e di rilancio del settore edilizio.

La normativa in esame, per il suo contenuto, ha una valenza applicativa prevalente rispetto alle previsione del piano paesaggistico, in quanto essa prende in esame i valori paesaggistici e li contempera con le esigenze di sviluppo economico. La legge n. 4 del 2009 contiene, infatti, norme di tutela del paesaggio. Essa, tra l’altro, prevede le modalità di intervento che devono essere seguite in presenza di immobili insistenti nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia, ridotta a 150 metri nelle isole minori, ed in aree di particolare valore paesaggistico o in prossimità di emergenze ambientali, architettoniche, archeologiche o storico-artistiche.

In definitiva, dovendosi applicare la disciplina sopra riportata, il motivo posto a base del parere negativo è illegittimo per mancanza di base legale.

7.– Con un terzo motivo si assume che, in ogni caso, nella specie dovrebbe trovare applicazione dell’art. 13-bisdella legge n. 4 del 2009, che prevarrebbe rispetto a quanto disposto dall’art. 5 della stessa legge. In particolare, si assume che la prima norma non potrebbe ritenersi generale rispetto a quella posta con l’art. 5, in quanto essa conterebbe chiari elementi di specialità costituiti dal fatto che essa trova applicazione soltanto all’interno degli ambiti di paesaggio costieri.

Il motivo non è fondato.

L’art. 13-bis detta norme in materia tutela, salvaguardia e sviluppo delle aree destinate all’agricoltura. Essa, come correttamente messo in rilievo dal primo giudice, disciplina le nuove costruzioni. Nella specie viene in rilievo un intervento di demolizione e costruzione, con la conseguente applicazione della sola disposizione che regola, in modo compiuto, le modalità di relazione di tale specifica tipologia di interventi. Né sarebbe sufficiente rilevare che l’art. 13-bis ha un ambito applicativo limitato per desumerne la sua valenza specifica, in quanto, nel giudizio di prevalenza, assume valenza assorbente la natura dell’intervento piuttosto che il contesto in cui esso deve essere attuato.

8.– L’appellante è condannata al pagamento, in favore delle parti costituite, delle spese del presente grado di giudizio, che si determinano in complessive euro 3.000,00, oltre accessori di legge.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, definitivamente pronunciando:

a) rigetta l’appello proposto con il ricorso indicato in epigrafe;

b) condanna l’appellante è condannata al pagamento, in favore delle parti costituite, delle spese del presente grado di giudizio, che si determinano in complessive euro 3.000,00, oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 14 luglio 2016 […]

 

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