Vincolo Soprintendenza Beni Culturali, Consiglio di Stato sentenza n. 5953 18 dicembre 2017 su natura e ricognizione vincolo storico-artistico: rispetto ai vincoli storico artistici sussistenti in virtù del d.lgs. 42/2004, la pianificazione comunale deve svolgere una funzione meramente ricognitiva, limitandosi a prendere atto dell’esistenza dei vincoli, senza alcun condizionamento delle prerogative intestate dalla legge alla Soprintendenza, competente alla apposizione e tutela del vincolo

Bene di interesse culturale particolarmente importante, vincolo Soprintendenza Beni Culturali, Consiglio di Stato sentenza n. 5953 18 dicembre 2017:

Il vincolo storico-artistico di cui alla legge n. 1089 del 1939 (e, ora al d.lgs. 22.1.2004, n. 42) ha natura reale e il provvedimento di imposizione non ha natura recettizia, in quanto la notifica ai privati proprietari, possessori o detentori, ha natura meramente informativa e non svolge una funzione costitutiva del vincolo stesso, che è perfetto indipendentemente da essa, essendo preordinata

esclusivamente a creare nel destinatario di essa la conoscenza degli obblighi su di lui incombenti.

In altri termini, la sussistenza del vincolo storico-artistico è indipendente dalla notificazione del relativo provvedimento, la quale non ha pertanto funzione costitutiva del vincolo stesso, essendo invece preordinata a determinare nel proprietario del bene la conoscenza legale degli obblighi di tutela incombenti su di lui in quanto detentore dell’immobile.

…Si è espressa nello stesso senso la giurisprudenza della Corte di Cassazione (Cass. 45841/2012) secondo la quale: con la notifica dell’atto di dichiarazione, prevista dal D. Lgs. n. 42 del 2004, art. 15, si comunica al privato il provvedimento di vincolo culturale a cui è sottoposta la res dallo stesso detenuta, ma tale notifica non ha natura di atto perfezionativo del vincolo stesso, perché il provvedimento impositivo è da ritenersi già perfetto, indipendentemente dalla sua comunicazione; la detta notifica ha, quindi, natura dichiarativa perché preordinata esclusivamente a creare nel proprietario o possessore o detentore della cosa, la conoscenza degli obblighi sullo stesso incombenti (Cons. Stato 12/12/1992, n. 1055; Cons. Stato 7/10/1987, n. 802)….

 

La distruzione, volontaria o accidentale, di un fabbricato non ne impedisce, di per sé, la remissione in pristino, anche intesa come integrale ricostruzione, soprattutto in presenza di edifici vincolati, con il ripristino delle caratteristiche antecedenti all’evento.

 

La scelta di porre un vincolo esercitata dall’amministrazione, costituisce espressione di discrezionalità tecnica, suscettibile di sindacato giurisdizionale di legittimità solo in ipotesi di illogicità manifesta, di difetto di motivazione, ovvero di conclamato errore di fatto.

…Nel caso di specie il provvedimento è sorretto da adeguata e coerente motivazione, ove si mette in luce, tra l’altro, che: “l’edificio rappresenta una estrinsecazione del concetto di “architettura razionalista” quale atto rivoluzionario europeo applicato alle arti figurative in segno di protesta nei confronti dell’accademia tardo-liberty e, in quanto tale, rappresenta un esempio innovativo e coraggioso di elaborazione del funzionalismo e di negazione del decorativismo”. Costituisce inoltre parte integrante dello stesso provvedimento la relazione storico-artistica ed architettonica ad esso allegata, in cui vengono compiutamente esaminato il pregio dell’edificio in relazione all’epoca della sua edificazione ed al contesto nel quale si inserisce.

Non inficia la coerenza della motivazione il fatto che non sia individuata con precisione la data di costruzione, posto che la sua collocazione certa nel “periodo degli anni ’30”, costituisce in ogni caso un idoneo parametro al fine della successiva valutazione dell’interesso storico architettonico dell’edificio….

 

Seppur l’autorità comunale è legittimata in sede di pianificazione urbanistica a valutare anche eventuali interessi storico artistici, ciò da un lato deve avvenire nel rispetto dei vincoli già esistenti posti dall’amministrazione competente, dall’altro lato non preclude a quest’ultima di adottare nuove determinazioni.

In altre parole, rispetto ai vincoli storico artistici sussistenti in virtù della legislazione nazionale rappresentata dal d.lgs. 42/2004, la pianificazione comunale non può che svolgere una funzione meramente ricognitiva, dovendosi limitare a prendere atto dell’esistenza dei vincoli, senza alcun condizionamento delle prerogative intestate dalla legge all’autorità competente alla apposizione e tutela del vincolo.

(…Quanto alle ulteriori censure dell’appellante deve affermarsi che non può assumere alcun rilievo il fatto che nel Piano comunale di riqualificazione e salvaguardia del patrimonio edilizio urbano non sia menzionato l’edificio in questione.

Invero, la Soprintendenza non è vincolata a tali previsioni, avendo il potere di adottare valutazioni autonome. Infatti,…)

Vincolo Soprintendenza Beni Culturali e simili, vedi anche:

Valorizzazione beni culturali, giurisprudenza

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Beni culturali, … con riguardo ad un “vincolo di studio d’artista”, su una dichiarazione di interesse particolarmente importante di una porzione di immobile e di una collezione pittorica..

Regolamento appalti pubblici di lavori beni culturali

Altre sentenze in materia di pianificazione urbanistica:

Destinazione urbanistica terreni (richiesta di riesame), giurisprudenza

Piano particolareggiato, variante, discrezionalità PA

 

Consiglio di Stato sentenza n. 5953 18 dicembre 2017

L’oggetto del giudizio.

“per la riforma

della sentenza del T.A.R. MARCHE – ANCONA: SEZIONE I n. 00302/2016, resa tra le parti, concernente dichiarazione dell’ immobile denominato Omissis, sito in provincia di Ascoli Piceno, quale bene di interesse culturale particolarmente importante -risarcimento danni”

Il fatto e le contestazioni.

“Nel luglio del 2013 parte appellante, su incarico di Omissis, quale proprietaria dell’immobile, ha stipulato con la Omissis s.r.l. un contratto di appalto avente ad oggetto i lavori di demolizione e ricostruzione della “Omissis”, precedentemente assentiti con il rilascio del permesso di costruire del 9.1.2013 n. 7.

2 – Con nota del 26.8.2013 prot. n. 13579, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Marche ha dato avvio al procedimento per la costituzione di provvedimento dichiarativo dell’interesse culturale della “Omissis”, ai sensi del D. Lgs. n. 42/2004.

Gli appellanti, in qualità di procuratori della sig.ra Omissis, il 13.11.2013 hanno depositato sia presso la Soprintendenza Marche che presso la Direzione Generale per i Beni Culturali una memoria, rilevando l’assenza dei presupposti per l’apposizione del vincolo.

La Soprintendenza ha comunicato un nuovo avvio del procedimento con nota del 23.12.2013 prot. 19767.

3 – In data 7 aprile 2014 è stato emesso il decreto n. 60 di apposizione del vincolo sulla Omissis, trasmesso al Comune perché procedesse alla notifica nei confronti dei proprietari il giorno successivo.

4 – Il provvedimento di vincolo è stato notificato ai ricorrenti dal messo comunale in data 24.4.2014. Nelle more, la mattina del 23.4.2014 la proprietà aveva iniziato la demolizione della palazzina.

Lo stesso giorno, durante i lavori il Nucleo Carabinieri di Ancona – Tutela del Patrimonio Culturale hanno sottoposto a sequestro il cantiere.

Il procedimento penale è stato infine archiviato. Tuttavia, in ottemperanza all’ordine dell’Autorità penale, anche l’ultima porzione dell’edificio veniva abbattuta nel luglio 2014.

5 – In data 24.5.2014 gli appellanti hanno proposto ricorso ex art. 16 D. Lgs. 42/2004 avverso il decreto di apposizione del vincolo, che è rimasto senza esito.

Quindi, con il ricorso proposto dinnanzi al T.A.R. Marche ed iscritto al n. R.G. 713/2014 gli appellanti hanno impugnato il provvedimento impositivo del vincolo e hanno dedotto la consequenziale illegittimità del silenzio formatosi a seguito dell’inerzia dell’amministrazione sul ricorso amministrativo.

6 – Con la sentenza del 06.05.2016 n. 302/2016 e pubblicata in data 19.05.2016, il T.A.R. Marche ha respinto il ricorso n. 713/2014 R.G., dichiarando inammissibili alcuni dei motivi ivi fatti valere.

L’appellante ha impugnato detta sentenza per i motivi di seguito indicati.

7 – Con il primo motivo di appello si censura la sentenza del T.A.R. Marche nel punto in cui ha dichiarato inammissibili le censure con le quali si era dedotta la nullità\inefficacia del provvedimento (numeri 1.1 – 1.2 – 1.3 2 ss. del ricorso), in quanto non dedotte nel ricorso gerarchico e quindi proposte per la priva volta avanti il T.A.R. in violazione del termine decadenziale.

Secondo l’appellante tale affermazione non sarebbe in alcun modo condivisibile; a tal fine cita i passaggi del ricorso gerarchico in cui si afferma:

“Nella sostanza, solo inutili evocazioni di concetti astratti e irreali, con tutto quanto ne consegue circa l’ illegittimità del provvedimento, formalmente ben resi, ma che nulla hanno a che vedere con l’ effettiva, pregressa realtà del luoghi, integralmente mutata – a seguito dell’intervento di parziale demolizione effettuato il 23 aprile u.s., del quale è stata fatta ampia menzione nella parte in fatto e che ben rileva dalle foto qui allegate – e stante la quale il vincolo non avrebbe più ragione di essere”.

Per tale ragione insisteva per l’accoglimento dei motivi di ricorso con i quali si deduce la nullità e comunque la inefficacia del provvedimento impugnato ai sensi dell’art. 21 septies della L. 241/1990 per sopravvenuta carenza dell’oggetto della tutela che il provvedimento medesimo sarebbe preordinato ad apprestare, posto che al momento della notifica del provvedimento che ha apposto il vincolo l’immobile era già stato demolito.

7.1 – Può soprassedersi all’esame della questione circa l’ammissibilità o meno della censura, stante la manifesta infondatezza della stessa. Infatti, è pacifico che il provvedimento di apposizione del vincolo si è perfezionato ed è stato emesso in data anteriore (7 aprile 2014) alla demolizione dell’immobile. A nulla rileva che la notificazione dello stesso al proprietario dell’immobile sia stata effettuata in data successiva alla parziale demolizione. […]”

 

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