Violazione riserva posti donne in commissione: valide le operazioni concorsuali

Consiglio di Stato sentenza n. 3959 20 agosto 2015

La mera circostanza che nella composizione della commissione di un concorso non venga rispettata la proporzione di genere prevista dalla disposizione dell’art. 9, comma 2 d.p.r. n. 487 del 1994 e dell’art. 29 d.lgs. n. 546 del 1993, che prescrive la riserva di almeno un terzo dei posti nelle commissioni alle donne, non esplica effetti vizianti delle operazioni concorsuali, salvo non denoti una condotta discriminatoria in danno dei concorrenti di sesso femminile.

Va riconosciuta la giurisdizione del giudice amministrativo anche nelle controversie relative a concorsi interni, quando il concorso, riservato al personale già dipendente dell’Amministrazione, comporti la progressione in senso verticale e cioè una novazione oggettiva del rapporto di lavoro. Invero, il quarto comma dell’art. 63 del D.Lgs. n. 165 del 2001, laddove riserva alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle Pubbliche amministrazioni, fa riferimento non solo alle procedure concorsuali strumentali alla costituzione, per la prima volta, del rapporto di lavoro, ma anche alle prove selettive dirette a permettere l’accesso del personale già assunto ad una fascia o area superiore o qualifica superiore, dovendo il termine “assunzione” essere correlato alla qualifica che il candidato tende a conseguire, e non solo all’ingresso iniziale nella pianta organica del solo personale.                                                            I concorsi interni non si configurano, infatti, come ordinario sviluppo di carriera degli impiegati che vi partecipano, ma vanno intesi come procedimenti selettivi che, alla pari di quelli in cui sono ammessi candidati esterni, consentono l’accesso a posti alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni diversi da quelli già occupati.

I concorsi interni non presentano connotati differenti dai concorsi denominati pubblici, e questa identità, di natura e di risultato, consente di ricondurli sotto la previsione normativa (ora, dell’art. 63, comma 4, del d. lgs. 30 marzo 2001, n. 165 e, con riguardo all’epoca del provvedimento impugnato in prime cure, dell’art. 68 del d. lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dai decreti legislativi n. 80 e n. 387 del 1998) che attribuisce al giudice amministrativo le controversie “sulle procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni”

 

Consiglio di Stato sentenza n. 3959 20 agosto 2015

[…]

DIRITTO

15.- Gli appelli vanno riuniti ai sensi dell’articolo 70 c.p.a. per essere decisi con un’unica sentenza attesa la connessione soggettiva e per materia e, quanto ai ricorsi numeri 4074 e 5472 del 2009, anche ai sensi dell’articolo 96 del c.p.a. essendo proposti contro la stessa sentenza.

16.- E’ infondato nel merito e va respinto l’appello n. 4074 del 2009 proposto dalla Regione Marche per la riforma o l’annullamento della sentenza n. 16 del 10 febbraio 2009, sicché si può prescindere dall’esame della eccezione in rito, sollevata da Omissis , di improcedibilità dell’appello per mancata notifica agli altri candidati, in disparte la considerazione che ai fini dell’ammissibilità il ricorso in appello va notificato alle parti costituite in primo grado e che, nel giudizio di appello proposto dall’amministrazione soccombente in primo grado, i controinteressati, avendo una posizione coincidente con essa, sono privi di interesse a contraddire e non devono essere evocati in giudizio (Cons. Stato, sez. IV, 13 ottobre 2014, n. 5046; sez. V, 5 settembre 2014, n. 4521; sez. IV, 17 febbraio 2014, n. 735).

16.1- Con il primo motivo di appello la Regione assume l’illegittimità ed erroneità della sentenza per aver respinto l’eccezione di difetto di giurisdizione.

La censura è infondata.

La circostanza che trattasi di corso – concorso riservato al personale interno della regione e finalizzato alla riqualificazione del personale ai fini della progressione di carriera non è circostanza significativa ai fini del riparto di giurisdizione in materia di pubblico impiego tra giudice ordinario e giudice amministrativo.

In base a giurisprudenza consolidata, infatti, va riconosciuta la giurisdizione del giudice amministrativo anche nelle controversie relative a concorsi interni, quando il concorso, riservato al personale già dipendente dell’Amministrazione, comporti la progressione in senso verticale e cioè una novazione oggettiva del rapporto di lavoro (cfr. Cons. Stato, sez. V, 16 luglio 2007, n. 4030; Cass., SS.UU., 23 marzo 2005, n. 6217).

Invero, il quarto comma dell’art. 63 del D.Lgs. n. 165 del 2001, laddove riserva alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle Pubbliche amministrazioni, fa riferimento non solo alle procedure concorsuali strumentali alla costituzione, per la prima volta, del rapporto di lavoro, ma anche alle prove selettive dirette a permettere l’accesso del personale già assunto ad una fascia o area superiore o qualifica superiore, dovendo il termine “assunzione” essere correlato alla qualifica che il candidato tende a conseguire, e non solo all’ingresso iniziale nella pianta organica del solo personale (cfr. Cons. St., sez. IV, 22 ottobre 2004, n. 6942).

I concorsi interni non si configurano, infatti, come ordinario sviluppo di carriera degli impiegati che vi partecipano, ma vanno intesi come procedimenti selettivi che, alla pari di quelli in cui sono ammessi candidati esterni, consentono l’accesso a posti alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni diversi da quelli già occupati.

I concorsi interni, quindi, non presentano connotati differenti dai concorsi denominati pubblici, e questa identità, di natura e di risultato, consente di ricondurli sotto la previsione normativa (ora, dell’art. 63, comma 4, del d. lgs. 30 marzo 2001, n. 165 e, con riguardo all’epoca del provvedimento impugnato in prime cure, dell’art. 68 del d. lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dai decreti legislativi n. 80 e n. 387 del 1998) che attribuisce al giudice amministrativo le controversie “sulle procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni” (cfr. Cons. St., sez. V, 12 ottobre 2004, n. 6560; Cass., SS. UU., 15 ottobre 2003, n. 15403, sulla scorta di C. cost. n. 41/99 e n. 2/2001; Cass., sez. un., 5 maggio 2011, n. 9844, 25 maggio 2010, n. 12764 e 89 aprile 2010, n. 8424).

16.2- Ciò posto è indubbio che il concorso di cui trattasi, riservato ai dipendenti inquadrati nella quinta qualifica funzionale, per la copertura di omissis posti di “omissis”, figura professionale omissis, integri una progressione verticale.

Nel sistema articolato in livelli e qualifiche funzionali disciplinato dal d.P.R. 25 giugno 1983, n. 347 e successive modifiche, al tempo vigente, il passaggio dal livello di inquadramento ad altro livello superiore costituisce progressione di carriera comportando l’attribuzione di mansioni superiori.

Il sistema rimane sostanzialmente invariato anche con la introduzione della articolazione del sistema di classificazione in quattro categorie denominate, rispettivamente, A, B, C e D, previsto dal d.P.R. n. 333 del 1990 integrativo per gli enti locali del d. P.R. n. 347 del 1983.

Le categorie sono individuate, infatti, mediante le declaratorie – riportate nell’allegato A – che descrivono l’insieme dei requisiti professionali necessari per lo svolgimento delle mansioni pertinenti a ciascuna di esse e il contenuto professionale delle attribuzioni proprie della categoria.

Sta di fatto che, ai sensi dell’articolo 4 del d.P.R. n. 347 del 1983, come integrato dal d.P.R. n. 333 del 1990, è considerata progressione verticale il passaggio dei dipendenti alla categoria immediatamente superiore.

Tale passaggio deve avvenire a mezzo procedure selettive nel limite dei posti vacanti della dotazione organica della categoria superiore.

La citata disposizione consente anche che con le medesime procedure gli enti possano procedere alla copertura dei posti vacanti dei profili caratterizzati da una professionalità acquisibile esclusivamente dall’interno degli stessi enti, quindi con concorso riservato al personale interno, così come avvenuto nel caso in esame.

In conclusione, trattandosi di procedura selettiva finalizzata alla progressione verticale, la controversia appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo.

16.3- Nel merito l’appello, come si è detto, è infondato.

Il TAR ha rilevato la presenza su tutti gli elaborati contrassegnati con i numeri da 1 a 21, tra i quali è compreso quello della ricorrente Omissis , di un doppio punteggio, il primo successivamente cancellato e sostituito da altra e diversa valutazione, senza che dal verbale risultino le ragioni di tale procedura.

Pur potendosi presumere che la commissione abbia effettuato una prima comparazione degli elaborati, modificando successivamente i punteggi attribuiti con nuove valutazioni diverse dalle precedenti, trascrivendo tale ultimo punteggio sulle tabelle allegate al verbale, elementari esigenze di trasparenza ed imparzialità dell’azione amministrativa imponevano che di tali operazioni fosse data adeguata motivazione nel verbale della commissione, dandosi conto delle ragioni per cui il primo metro di valutazione era stato rivisto con un metro più restrittivo, tanto più che tale rivisitazione dei punteggi non ha riguardato tutti i candidati e che il punteggio assegnato dapprima alla ricorrente Omissis  era più che sufficiente (24,9) e consentiva l’ammissione alla prova orale, al contrario di quello di 17/30 attribuito successivamente.

Ne consegue la correttezza del percorso motivazionale del giudice di primo grado, in quanto seppure è vero che la commissione di un concorso possa procedere all’assegnazione di giudizi provvisori e suscettibili di revisione a seguito della correzione degli altri elaborati per consentire un unico metro di valutazione, è anche vero che di tali operazioni va data motivazione nei verbali della commissione, essendo in tale ottica irrilevante la circostanza che, con riferimento ai criteri prestabiliti per la correzione degli elaborati, si potrebbe pervenire alle ragioni della rettifica del punteggio.

L’appello è, in conclusione, infondato e va respinto.

17.- Ugualmente infondato è l’appello n. 5472 del 2009 proposto da Omissis  avverso la suddetta sentenza n. 16 del 10 febbraio 2009, sicché si può prescindere dall’esame dell’eccezione di inammissibilità sollevata dalla Regione perché l’appello sarebbe proposto da soggetto non soccombente.

Omissis  ha impugnato la sentenza al fine di riproporre le censure da essa dedotte con i ricorsi introduttivi e non esaminate dalla sentenza impugnata, in particolare le censure sub 1, 3 e 4 del ricorso introduttivo, volte alla demolizione dell’intera procedura concorsuale e, quindi, secondo la ricorrente, maggiormente satisfattive dell’interesse azionato.

17.1- Con il primo articolato motivo è dedotta la violazione dei principi generali in materia di pubblico impiego e dell’articolo 97 della Costituzione, nonché la violazione ed errata applicazione dell’articolo 4, comma 4, della legge regionale 8 agosto 1997, n. 54 e dell’articolo 9, comma 2, del d.p.r. 9 maggio 1994, n. 487.

Le censure sono prive di pregio.

Il bando di concorso di cui trattasi ha regolato la disciplina concorsuale ed ha richiamato le disposizioni di cui al d.p.r. n. 487 del 1994 e successive modifiche solo per quanto non previsto dal bando e dalla normativa regionale di riferimento.

Ne consegue che la fonte della disciplina concorsuale è dettata innanzi tutto dal bando, quindi dalle disposizioni della l. regionale n. 54 del 1997 e, solamente per quanto non previsto da esse fonti, dal d.p.r. n. 487 del 1994, le cui disposizioni non sono vincolanti nei concorsi regolati dalle leggi regionali.

17.2- Ciò posto, il bando del concorso qui in questione, con riferimento alla composizione della commissione giudicatrice, all’articolo 5 disponeva che essa dovesse essere costituita da 3 o 5 membri esterni alla Regione Marche scelti tra tecnici esperti nelle materie di esame, di cui almeno uno, docente del corso di formazione, e che non poteva far parte della commissione chi fosse dipendente anche con rapporto a tempo determinato con la Regione.

Tale previsione del bando è stata ulteriormente specificata con delibera di giunta regionale n. 2303 del 28 settembre 1998.

Ne consegue la mancanza di profili di illegittimità nella decisione di creare una commissione per area professionale omogenea composta da 5 membri in considerazione dell’elevato numero degli esaminandi superiore alle 50 unità, e per garantire uniformità di valutazione, nonché di consentire la suddivisione in 2 subcommissioni durante lo svolgimento delle prove finali d’esame coordinate da un unico presidente estraneo all’amministrazione, nonché di nominare il presidente della commissione in persona estranea all’amministrazione.

17.3- Neppure sono fondate le censure riferite al mancato rispetto della disposizione dell’articolo 9, comma 2, del d.p.r. n. 487 del 1994 e dell’art. 29 del d.lgs. n. 546 del 1993, relativo alla riserva di almeno un terzo dei posti nelle commissioni alle donne.

La mera circostanza che una commissione non rispetti tale

proporzione di genere

nella composizione della commissione di un concorso non esplica effetti vizianti delle operazioni concorsuali, salvo non denoti una condotta discriminatoria in danno dei concorrenti di sesso femminile, che nella fattispecie non è stata rilevata e comunque non è ravvisabile (cfr. sulla questione, Cons. Stato, VI, 18 aprile 2012, n. 2217; V, 13 maggio 2011, n. 2892; IV, 27 dicembre 2006, n. 7962).

Risulta, infatti, che la maggioranza dei corsisti ammessi all’attività formativa erano donne e, ugualmente, la maggioranza dei vincitori sono state donne, sicché non appare configurabile alcuna condotta discriminatoria a danno dei concorrenti di sesso femminile.

Non ha fondamento, di conseguenza, né l’asserita illegittimità della composizione della commissione quanto al numero dei componenti, che in base all’articolo 9 del citato d.p.r. deve essere costituita da 3 membri, né l’asserita violazione della proporzione di genere dei componenti.

17.4- Con il secondo motivo di appello è dedotta la violazione dell’articolo 5, comma 2, della legge regionale n. 54 del 1997, in quanto le previsioni del bando, contrariamente a quanto dispone la legge citata, sarebbero del tutto generiche.

La censura è infondata, atteso che la norma regionale stabilisce solamente che per ciascuna qualifica il bando debba prevedere “il numero dei posti da ricoprire e dei candidati ammissibili, le prove di selezione basate su test, nonché la durata, i programmi, le prove finali dei corsi – concorso e quant’altro attiene allo svolgimento dei corsi – concorso”.

Tutti questi elementi sono specificati dal bando in modo preciso e dettagliato.

Per il resto, quanto alla specificazione in concreto delle prove, trattasi di materia rimessa alla discrezionalità della commissione giudicatrice, alla quale spetta anche la fissazione dei criteri per lo svolgimento e la valutazione delle prove di esame.

Va da sé che la commissione esaminatrice gode di un’ampia discrezionalità che, salvi i vizi di irragionevolezza o illogicità, non è suscettibile di sindacato giurisdizionale, impingendo nel merito dell’azione amministrativa.

17.5- Con riguardo alla contestazione dei criteri di valutazione delle prove finali e dei punteggi attribuiti, nonché dell’utilizzo della valutazione numerica, va rilevato che i criteri fissati dalla commissione di concorso erano coerenti con le previsioni del bando e le specificazioni contenute nella delibera di giunta regionale n. 2303 del 28 settembre 1998, e consentivano di comprendere il voto numerico attribuito.

In particolare, la commissione, secondo quanto risulta dai verbali nn. 1 e 2, ha deciso di articolare la prova scritta in due quesiti di natura teorica ed un quesito di natura pratica, attribuendo il massimo di punti trenta, suddivisi in quindici punti tra i due quesiti teorici (nove punti per l’uno e sei punti per l’altro) e in altri quindici punti per il quesito pratico.

E’ evidente che simile distribuzione di punteggio è equilibrata e rispondente alla necessità di valutare le conoscenze teoriche e le abilità pratiche.

17.6- Quanto riportato nel verbale del “Omissis” a proposito della valutazione delle prove finali del corso – concorso non integra, diversamente da quanto afferma la ricorrente, una predeterminazione dei criteri che, invece, sono stati predeterminati dalla commissione esaminatrice come risulta in maniera chiara dai verbali.

Quanto emerso nella riunione del suddetto gruppo di lavoro poteva costituire una indicazione, peraltro, non vincolante per la commissione esaminatrice.

Di conseguenza la circostanza che non siano stati comunicati ai candidati i criteri di massima individuati dal gruppo di lavoro è del tutto irrilevante e, quanto ai criteri fissati dalla commissione per la correzione degli elaborati, non vi è obbligo di comunicarli ai candidati.

Sono poi prive di pregio le censure inerenti la presunta illegittimità della sola valutazione numerica e la presunta necessità di motivare il voto, come da giurisprudenza pacifica in presenza di criteri di valutazione previamente fissati.

17.7- Risulta, poi, che la prova teorico – pratica, volta alla dimostrazione delle conoscenze professionali acquisite dai corsisti, è per contenuto analoga a quelle svolte nel corso formativo.

In conclusione, attesa la specificità dei criteri di giudizio prestabiliti dalla commissione, riportati nei verbali 1 e 2 della commissione, nonché la coerenza con le finalità del corso – concorso, le censure articolate nel ricorso introduttivo e riproposte con l’atto di appello, volte alla demolizione dell’intero concorso, risultano destituite di fondamento e vanno respinte, con conseguente rigetto dell’atto di appello.

18.- E’ fondato e va accolto l’atto di appello n. 3970 del 2011 proposto dalla Regione Marche per l’annullamento o la riforma della sentenza n. 97 del 14 febbraio 2011, con la quale il TAR Marche ha accolto il ricorso proposto da Omissis  ed ha annullato la delibera della giunta della Regione Marche n. 662 del 14 aprile 2009 con la quale era stato disposto l’avvio del procedimento di esecuzione della sentenza del TAR n. 16 del 2009.

18.1- La fondatezza nel merito dell’appello consente di prescindere dall’esame della eccezione di violazione dell’articolo 112 c.p.a., incentrato sulla sostanziale natura di giudizio di ottemperanza e non di giudizio impugnatorio del ricorso n. 631/2009 deciso con la sentenza n. 97/2011, perché relativo agli atti adottati dall’amministrazione per dare esecuzione alla sentenza n. 16 del 2009.

Comunque, con il ricorso n. 631 del 2009 sono dedotte censure di illegittimità della deliberazione di giunta regionale n. 662 del 2009 di avvio di esecuzione della sentenza n. 16 del 2009 che non hanno quale parametro esclusivo la sentenza da eseguire, sicché per tali profili si giustifica il ricorso di tipo impugnatorio.

Peraltro, la diversità di rito rispetto a quello proprio dell’ottemperanza non ha inciso sul contraddittorio, né sul rispetto dei termini.

18.2- Con la sentenza n. 97 del 14 febbraio 2011, il TAR annullava la delibera di giunta n. 622 del 2009, ritenendo che illegittimamente fosse stata affidata la rinnovazione delle operazioni di valutazione alla stessa commissione che aveva provveduto alla valutazione annullata, anziché provvedere attraverso una commissione in diversa composizione.

Osservava il TAR che <<la medesima composizione sarebbe stata giustificata solo nell’ipotesi in cui l’esecuzione si fosse limitata ad esternare le ragioni per le quali, da una prima valutazione favorevole (ancorché provvisoria), si era passati ad una seconda valutazione sfavorevole (e definitiva)…Essendo invece stata rinnovata anche la valutazione, risultava doveroso provvedere attraverso una diversa composizione della commissione (del tutto estranea alla composizione originaria, e ciò per assicurare che il giudizio fosse espresso serenamente e libero da ogni sospetto di imparzialità, ancorché i nuovi componenti sarebbero stati chiamati ad applicare criteri predefiniti, trattandosi di indirizzi obiettivi e compatibili con la rilettura dell’elaborato (anche comparandolo con gli elaborati di cui restava comunque ferma la valutazione originaria) e l’espressione di un nuovo giudizio>>.

Il percorso motivazionale contenuto in sentenza, come rilevato dall’amministrazione regionale, non è condivisibile.

L’opportunità di mantenere la stessa composizione della commissione, peraltro affermata nelle ordinanze cautelari del TAR e del Consiglio di Stato, non solo è coerente con la sentenza n. 16 del 2009, ma è doverosa stante l’assenza di contestazioni e deduzioni legate a specifici e concreti elementi fattuali e giuridici idonei a far ritenere quantomeno probabile la negativa incidenza della illegittima composizione della commissione esaminatrice sull’esito sfavorevole della prova della candidata.

Tale convincimento era, peraltro, stato espresso dallo stesso TAR Marche, con l’ordinanza cautelare n. 429 del 29 luglio 2009, che, accogliendo l’istanza di sospensione degli effetti della citata DGR n. 622 del 2009, precisava che la <<rinnovazione della procedura selettiva (dovesse) partire dalla fase di valutazione degli elaborati scritti redatti dai candidati contrassegnati dal n. 1 al n. 21, ferma restando (ove possibile) la composizione della commissione giudicatrice, che non è stata messa in discussione dalla sentenza sopra specificata>>.

Nello stesso senso si è espresso il Consiglio di Stato che, con ordinanza n. 5680 del 2009, circoscriveva l’ambito entro il quale doveva essere espletata l’attività di rinnovazione del procedimento intrapreso dall’amministrazione, individuandone il limite soggettivo nella esclusiva posizione della ricorrente, ferma la commissione di concorso.

Sarebbe, inoltre, contrario ai principi di conservazione delle procedure e di economicità dell’azione amministrativa, ove fosse consentito travolgere atti non oggetto di annullamento giurisdizionale per eliminare qualunque sospetto di imparzialità, mai dedotto dall’interessato.

Ciò posto, non trova fondamento giuridico sostanziale e processuale l’assunto del TAR secondo cui la rinnovazione della valutazione dovesse essere affidata ad una commissione diversa.

L’appello della Regione deve essere, quindi, accolto.

19.- L’appello incidentale proposto da Omissis  per la riforma della stessa sentenza del TAR n. 97 del 2011 è infondato e deve essere respinto.

19.1- Assume l’appellante incidentale che erroneamente il TAR avrebbe respinto gli altri motivi dedotti con il ricorso n. 631 del 2009 e, segnatamente, la censura di illegittimità della delibera di giunta regionale n. 622 del 2009 per errata esecuzione della sentenza n. 16 del 2009.

In sostanza, secondo la ricorrente, in base alla sentenza n. 16 del 2009, la rinnovazione doveva riguardare tutti gli elaborati contrassegnati con i numeri da 1 a 21 ai quali risultava attribuito il doppio punteggio.

La censura è infondata, atteso che l’illegittimità riscontrata non inficia la intera procedura ma solamente la posizione dell’interessata che ha fatto valere tale illegittimità.

Ne consegue che correttamente l’amministrazione ha riesercitato il potere valutativo solamente con riguardo alla posizione della ricorrente.

20.- Con atto di appello rubricato al n. 7245 del 2011 Omissis  ha impugnato la sentenza n. 114 del 14 febbraio 2011, con la quale il TAR Marche respingeva il ricorso da essa Omissis proposto per l’annullamento del decreto n. 140/OGP -02 dell’11 marzo 2010 con il quale, nel prendere atto dell’esito della parziale rinnovazione del corso – concorso, si stabiliva la non ammissione alla prova orale.

L’appello è infondato e va respinto.

L’asserita necessità che la rinnovazione della valutazione avrebbe dovuto riguardare tutti i candidati contrassegnati con i numeri da 1 a 21 è infondata come detto sopra, così come l’asserita necessità di affidare la rinnovazione della valutazione a commissione esaminatrice in diversa composizione.

Quanto all’onere di motivazione della nuova valutazione espressa con voto numerico, non può che confermarsi quanto rilevato dal TAR con la sentenza impugnata.

Il difetto di motivazione rilevato con la sentenza n. 16 del 2009 non riguardava, infatti, la questione della sufficienza (o insufficienza) del voto numerico a rappresentare le ragioni del voto, ma la sovrapposizione di due diverse votazioni, la prima sufficiente e la seconda insufficiente, sicché la commissione non era tenuta in base alla sentenza cui veniva data esecuzione a spiegare le ragioni del voto assegnato.

Quanto ai criteri prestabiliti per la valutazione delle prove, come già detto sopra, erano sufficientemente dettagliati e consentivano di avanzare eventuali contestazioni di non corrispondenza tra i criteri e il voto assegnato.

L’appello va di conseguenza respinto.

21.- Quanto sin qui esposto comporta il rigetto anche della domanda di risarcimento del danno avanzata dalla ricorrente, non sussistendone i presupposti.

22.- In conclusione, quanto agli appelli n. 4074 del 2009 e n. 5472 del 2009 vanno respinti.

Quanto all’appello n. 3970 del 2011, va accolto l’appello principale, va respinto l’appello incidentale e, in riforma della sentenza impugnata, va respinto del tutto il ricorso di 1°grado.

L’appello n. 7245 del 2011 va respinto.

La peculiarità della controversia consente di disporre in via eccezionale la compensazione tra le parti delle spese del doppio grado di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) definitivamente pronunciando sugli appelli numeri 4074 del 2009, 5472 del 2009, 3970 del 2011 e 7245 del 2011, come in epigrafe proposti, così provvede:

1) riunisce gli appelli;

2) respinge l’appello n. 4074 del 2009;

3) respinge l’appello n. 5472 del 2009;

4) quanto all’appello n. 3970 del 2011, accoglie l’appello principale e respinge l’appello incidentale e, in riforma della sentenza impugnata, respinge del tutto il ricorso di 1°grado;

5) respinge l’appello n. 7245 del 2011;

6) compensa tra le parti le spese del doppio grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 maggio 2015  […]

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